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Elagabalo, uno stile di vita romano: decadente, anarchico, dannato

Già agli albori della nostra civiltà Platone nel suo “Simposio” definì l’androginia come il mito perfetto che in origine aveva condotto l’umanità all’unità, “l’umanità comprendeva tre sessi: maschio, femmina e uno partecipe di entrambi”. Nel 218 d.C. il quindicenne Elagabalo divenne a Roma il primo imperatore transgender della storia: si vestiva da donna e voleva cambiare sesso
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Aveva quattordici anni ed era siriano, nato ad Homs, Sesto Vario Avito Bassiano, diventato Marco Aurelio Antonino Augusto meglio noto come Elagabalo /El-Gabal, che in siriano significa “Dio della montagna” una divinità semitica del Sole, un asteroide, alla quale era devoto e sommo sacerdote. La mamma e la nonna due nobili siriane, imparentate con la dinastia dei Severi avevano diffuso la notizia che fosse figlio illegittimo dell’imperatore Caracalla e con mano militare riuscirono a trasformare il ragazzo in imperatore e comandare per lui. Un busto ritratto ai Musei Capitolini di Roma lo descrive: giovane, con grandi occhi ed i capelli mossi, le basette ed una peluria sul viso, gote piene e labbra abbondanti. Fu il venticinquesimo Cesare per soli 1395 giorni, dal 16 maggio 218 all’11 marzo 222 d.C. e fu in assoluto il primo gender della storia. Non gli piacevano gli abiti che indossavano i greci ed i romani e non apprezzava neanche quelli maschili. Quando non si travestiva da Venere, indossava un grande drappo di seta scarlatto ricamato d’oro ed indossava molte collane, bracciali ed anelli, usava vesti sfolgoranti, oppure vestiva alla moda dei preti fenici o alla moda persiana, per questo veniva chiamato satiricamente “l’Assiro”. Si sposò con cinque aristocratiche romane per eugenetica perché desiderava figli simili a dei, ma non ebbe figli. Sposò anche due uomini orientali per passione: l’auriga Ierocle, che guidava bighe da guerra di cui si considerava “moglie e regina”, e poi un atleta virile e superdotato di nome Zotico. Come una Messalina si prostituiva in un bordello con il nome d’arte “la signora”, era rigorosamente depilato, eccessivamente truccato e con la parrucca (le donne romane amavano le parrucche, ne avevano di diversi colori, anche verdi). Era circonciso per motivi religiosi ma lui avrebbe voluto cambiare sesso, era disposto a regalare metà dell’Impero Romano al medico che trovasse il modo di trapiantare a lui organi genitali femminili.

La madre e la nonna partecipavano alle adunanze del consolato sedute nei posti riservati ai consoli, un tabù punito con la morte che solo Agrippina, la madre di Nerone, aveva violato nascondendosi dietro una tenda, Elagabalo istituì, quindi, un senato di donne al posto di un’antica “congrega di virtuose matrone”. Era un protettore di prostitute, riscattava le schiave per liberarle, costruiva per loro case pubbliche, regalava loro molto denaro e molto grano. I militari ed i senatori di Roma erano ormai abituati da secoli agli eccessi dei nobili e agli imperatori più impudenti, potere e ricchezza non si univano mai con l’ascetismo ed Elagabalo era più stravagante di Nerone: piogge di petali, piscine profumate, cuscini d’oro e pentole d’argento, vini con aromi esotici e pietanze “finger food” incredibili: talloni di cammelli, lingue di usignoli, cervelli di fenicotteri e barbe di triglia.

Ai custodi della res publica Elagabalo non piaceva, i soldati erano disgustati che “un principe accogliesse la libidine in tutti i suoi buchi” (almeno così sfacciatamente), ai senatori non piaceva essere “servi in toga” ed essere esclusi da cariche più importanti che l’imperatore dava (secondo loro) agli amici dissoluti. Ma soprattutto quello che si tollerava poco era il culto di un solo dio e gli esotici rituali che -per forza o per amore- Elagabalo cercava di trapiantare a Roma. Sul colle Palatino, davanti al Colosseo, fece costruire l’Elagabalium, un tempio dove contenere la religione e i simboli ancestrali di Roma insieme a quella di Giudei e Cristiani, ma impose il culto del Sole e decise che non c’era altro dio all’infuori di Elagabalo, un asteroide, in latino Sol Invictus, divinità proveniente dalla sua città natale Emesa, la moderna Homs in Siria. Nessuno capiva quella nuova spiritualità, il monoteismo e le stranezze dei riti e delle liturgie, ed era bizzarro vedere l’imperatore e sommo sacerdote che danzava a suon di musica intorno all’altare con “gemiti e contorsioni”, sacrificando tori e pecore ed ogni tanto qualche bambino.

Le guardie militari cominciarono a dare segni di insofferenza, i pretoriani si ammutinarono, decisero di dargli la caccia, l’imperatore si nascose in un orinatoio, fu trovato e decapitato ed il corpo trascinato al Circo Massimo e poi buttato nel Tevere. L’asteroide venerato come Sol Invictus Elagabalus fu rispedito in Siria.

Nel tempo le oscene e giudiziose biografie antiche fecero di lui la più lasciva fiamma di Roma e il rifiuto della storia. Gli scrittori posteriori si espressero in modo peggiore, solo dall’Ottocento in poi Elagabalo è stato riabilitato come eroe decadente, anarchico e dannato. E’ stato messo in musica, rappresentato a teatro, nei balletti e nei dipinti. Alcuni storici hanno spiegato i suoi eccessi come una politica anti-élite e i suoi furori orgiastici come segni di una particolare devozione religiosa.

Galleria

Elagabalo, uno stile di vita romano: decadente, anarchico, dannato

#1_ Elagabalus bust_Roma
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#2_Lourance Alma Tadema, The rose of Ela
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#3_Elagabalus_Aureus_Depiction of a quad
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