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The Roman Mosaics at Piazza Armerina

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Si nota anche una ragazza in toga che si appresta a donare corone di rose alle classificate ed a consegnare la palma della vittoria ad una compagna.

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Il costume a due pezzi non veniva usato per prendere il sole, ma veniva usato per essere libere nei movimenti, per fare ginnastica in palestra ed anche danza. Riguardo la descrizione del mosaico il colore bianco domina sullo sfondo, forse per non togliere nulla alla bellezza delle figure femminili rappresentate. L’artista ha voluto evitare l’uso dei colori forti per non distrarre l’occhio dalla bellezza dell’atteggiamento e dalla grazia dei corpi torniti, che sono straordinari mettendo in risalto tutta la loro dote fisica.Sfortunatamente il tempo ed un’alluvione hanno portato via la prima delle ragazze e di lei si possono ammirare soltanto le gambe.Una delle due ragazze del lato sinistro del mosaico è coperta fino ai piedi da un leggero velo, lasciando intravedere comunque tutto: forse un gioco di seduzione.

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In alcuni mosaici custoditi a Roma nei Musei Vaticani, gli uomini sportivi sono rappresentati con i corpi tozzi e sgraziati nella muscolatura come dei “wrestler”, eccezione più unica che rara questo mosaico dove si rappresentano ragazze sode e muscolose che si dedicano allo sport.

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Questo fantastico mosaico delle “Palestrite” si trova all’interno della villa del Casale a Piazza Armerina, in provincia di Enna in Sicilia, una villa romana del IV secolo dopo Cristo che è il luogo dove si conservano altri magnifici pavimenti a mosaico, il più grande misura 66 metri e largo 5 ed illustra quanto complessa fosse l’organizzazione degli spettacoli nelle arene perché il mosaico descrive la cattura degli animali per gli spettacoli per il Colosseo, anche se al tempo di Augusto il Colosseo di Roma ancora non esisteva, esistevano altre areneed ilmosaico rappresenta com’era un vero safari dell’antichità.

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L’immagine rappresenta tutto l’impero romano, dal Marocco fino in India ed oltre e si racconta metro dopo metro la cattura degli animali da inviare anche a zoo privati. E’ un documento unico che racconta le tecniche per catturare gli animali ed il loro trasporto. L’immagine parte dal Marocco con le truppe imperiali incoronate con alloro che con gli scudi hanno creato un semicerchio per attirare i leopardi dentro la trappola costituita da una cassa di legno con all’interno un capretto morto, arriva una mamma leopardo con il figlio, probabilmente quello a cui erano interessati, perché giovane e da addestrare come killer per uccidere condannai a morte oppure per spettacoli con i gladiatori “venatores”. Ora inizia il viaggio e si incontra un leone berbero, lo stesso usato come simbolo della Metro Golden Mayer, c’è un leopardo che uccide un’antilope, una casa con colonnato con le tende, simboleggia un villaggio probabilmente, e poi si vede il trasporto delle casse con gli animali catturati messe su un carro a ruote di legno piene trainato dai buoi, la cassa in centro ha delle tessere rosse, indicano una macchia di sangue, per noi simbolo di sofferenza ma per i romani simbolo di forza.

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Dopo giorni di cammino si arriva ad un porto, forse Cartagine, e si vedono gli animali imbarcati quasi fosse un’arca di Noè: ci sono due inservienti che fanno salire due struzzi tenuti bene, altri due spingono a forza un’antilope, pronta per salpare due marinai dispiegano le vele, si mollano le cime e la nave ha già due casse di legno con dei cardini laterali per chiuderle. Simbolicamente a prua c’è l’arrivo con la passerella dove di scarica la merce vivente solo uno struzzo e solo una cassa di legno, questo è uno spunto per sottolineare come quanto fosse facile che gli animali morissero durante il lungo viaggiofino ad arrivare a Roma. E’ stata un’ecatombe, i romani hanno causato l’estinzione di molti animali su tutte le rive del Mediterraneo ed oltre. Il grande mosaico mostra una grande tigre sbarcata dalla parte opposta, simboleggia tutti gli animali catturati ad oriente, si vedela nave che l’ha trasportata e poi un elefante che viene caricato con delle catene alle sue zampe e fune dall’altra.

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Trasportare questi animali era pericolosissimo infatti si vedono bene i sistemi per neutralizzarli, la tigre ha una specie di museruola che le teneva la bocca aperta,

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e poi uno gnu con un pezzo di legno incastrato sulle corna, un orice con lo stesso legno che impedisce che uccida con le cornate gli inservienti. Arriviamo nella sponda più orientale dell’impero romano, lo si capisce dal mosaico del Nilo, con un coccodrillo, un ippopotamo, e degli inservienti che stanno tirando fuori dall’acqua un rinoceronte che ha metà del suo corpo dentro l’acqua. Però c’è un problema, in Africa i rinoceronte hanno due corni e vivono nelle savane in ambienti aridi invece questo vive nell’acqua ed ha un solo corno. Un errore? No, questa specie di rinoceronte si trova in India, questo mosaico dimostra come i romani riuscissero a far arrivare anche animali delicati acquatici, li facevano stare nel Nilo e poi li mandavano a Roma.

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Andando avanti entriamo in Mesopotamia, c’è un funzionario preoccupato, in alto si vede un legionario aggredito da un leone, un orice aggredito da un leopardo, due legionari a cavallo che scortano un grande carro con una cassa molto grande. Una imbarcazione più piccola carica un uomo a cavallo che arriva di corsa, velocissimo,

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si vede dietro una grande tigre che attacca la sua immagine riflessa in uno specchio ed avendo lasciato i cuccioli, le vengono portati via per essere allevati anche come animali da compagnia e poi, un’immagine simbolica, un grifone che cerca di divorare un uomo che  è nascosto in una cassa di legno. Il grifone è un animale fantastico, ovviamente i romani non conoscevano gli esseri della natura ma, probabilmente, il grifone indica il confine, al di là c’è il mondo sconosciuto. Questo è quello che rappresenta questo mosaico un viaggio nella geografia e nelle conoscenze dei romani.

Quando è stato inventato il primo due pezzi (bikini) della storia? Difficile a dirsi, ma ci aiuta a stabilire un “terminus post quem” una bellissima immagine delle “Palestrite” rappresentate nel più famoso mosaico romanotramandato dalla storia: nove ragazze sono raffigurate con indosso lo stesso abbigliamento che si può osservare oggi in un centro sportivo. Le vediamo coperte dallo “strophium” (reggiseno) e dalla “subligatura” (mutandine) mentre partecipano ad una gara di atletica leggera. Alcune sollevano pesi per riscaldare i muscoli, altre lanciano il disco, corrono, giocano a palla la “pila paganica” una palla piena di piume.

Galleria

The Roman Mosaics at Piazza Armerina

Ambulatory of the Big Game Hunt

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Mosaic in Villa Romana del Casale

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Villa Romana Piazza Armerina

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