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Conquistare ed unire la Grecia ormai in declino, annientare il grande Impero Persiano e fare della piccola Macedonia il centro di un nuovo corso della storia. Questa era la visione di Filippo II re di Macedonia (359 e il 336 a.C.) in una combinazione di grandi doti diplomatiche e creatore del massimo modello antico di efficienza militare, la Falange Macedone, prima delle legioni romane. Ma senza il genio di Filippo II sarebbe davvero esistito suo figlio Alessandro Magno? La storia documenta che l’estensione ad Oriente del mondo ellenico in circa 35 anni, nasce dalla unione tra i progetti strategico-politici del padre e dal sogno di gloria del figlio. La maggior parte dei greci non conoscevano la Macedonia, regione montuosa poco integrata nel mondo greco, diverse le abitudini di vita, diverse le istituzioni politiche, diversa lingua, era un popolo semibarbaro. La Macedonia era una monarchia, il re era limitato dall’autorità dei nobili che erano etàiroi  “compagni del re”.
 
Filippo II, alla morte del padre Aminta III sconfitto dagli Illiri, si ritrova ostaggio a Tebe dove impara le arti militari al seguito di Epaminonda, generale tebano vincitore degli spartani con l’impiego del Battaglione Sacro. La falange macedone era organizzata su 16 file di 16 uomini, 256 guerrieri, ognuno armato di scudo e della sarissa, una lancia lunga dai 5 ai 7 metri con punta di ferro. La prima fila teneva la sarissa in posizione orizzontale mentre le altre la tenevano progressivamente più in verticale. Lo scopo era sfondare le linee nemiche e tenere gli avversari a distanza combinandola con l’apporto della cavalleria, di cui Filippo disponeva in misura maggiore rispetto ai greci.
 
Divenuto re vatore si dedica ad una profonda riorganizzazione dello Stato. La sua visione prevedeva l’unità del suo regno, imporsi alle città- stato della Grecia e abbattere infine i Persiani. I primi nemici sconfitti, in un periodo di instabilità che continua a vedere le pòleis greche sempre in lotta tra loro, tra il tra il 359 e il 348 a.C., sono gli Illiri nei Balcani, poi la Tessaglia ad Ovest e la città di Olinto che gli permettono di raggiungere l’oro della Tracia e il controllo dell’alto Mare Egeo. Queste vittorie, e la situazione precaria di Atene dal punto di vista economico e militare, consentono a Filippo di entrare nel Congresso Anfizionico dove fa sentire tutta la sua influenza in attesa dello scontro con Atene rappresentata in una tensione crescente dall’oratore Demostene e le sue Filippiche, tuttavia Demostene convinse gli ateniesi a stipulare una pace temporanea (348 a.C.) per riordinare le forze,  trovare alleati e rovinare gli accordi tra Filippo e diverse città greche tra le quali Tebe. Così fallì il piano di Filippo di mettere sotto controllo la Grecia con il consenso della Grecia stessa. La guerra fu inevitabile.
 
La battaglia di Cheronea, in Beozia, nel 338 a.C. è considerata tra i conflitti centrali della storia perché la vittoria di Filippo segna la fine dell’indipendenza greca e vede per la prima volta in battaglia il figlio Alessandro che aveva diciotto anni e comandava l’ala sinistra dello schieramento. Filippo rimise in libertà duemila prigionieri che aveva catturato e mandò ad Atene, come messi di pace, il figlio Alessandro, che si era coperto di gloria, e il più esperto dei suoi luogotenenti, Antipatro. Filippo chiedeva che gli venisse riconosciuto il comando di tutte le forze militari greche contro il nemico persiano. Alla conferenza di Corinto tutti gli stati che vi mandarono i loro rappresentanti, meno Sparta, accettarono di riunirsi in una confederazione impegnandosi a dare le loro truppe e garantire la pace.  Ora Filippo prepara la sua mossa finale  ma verrà ucciso da Pausania di Orestide una sua guardia del corpo, pare per volere dello stesso Alessandro e della madre.

Probabilmente senza la sua morte Filippo avrebbe raggiunto altri straordinari risultati, forse gli stessi di Alessandro, ma arricchendoli di politica e strategia più che di ambizione. 

Certamente le vittorie di Alessandro diventarono un modello di imitazione per  i conquistatori successivi ma è giusto pensare che la morte di Filippo II  gli ha impedito di avere un posto tra i più grandi conquistatori e generali della Storia. E poi, lo straordinario esercito lo aveva creato quasi dal nulla, consegnando al figlio uno strumento straordinario,  innovato ed originale che solo in parte si ispirava alle migliori menti militari prodotte dalla storia più recente della Grecia.
 

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Philip of Macedon

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